Perché abbiamo scelto il Giappone?

  • Fascino
  • Cultura
  • Lontananza

Prima di iniziare a parlarvi del nostro itinerario riguardante il primo viaggio in Giappone, vorrei parlarvi del perché abbiamo scelto questo fantastico Paese. Sicuramente, le motivazioni che spingono noi occidentali a visitare il Paese del Sol Levante sono quasi sempre le stesse: fascino per un paese lontano, sia geograficamente che culturalmente, che però ha segnato in maniera importante la nostra vita, soprattutto l’infanzia di ognuno di noi. Quindi, risulta quasi impossibile riuscire a trovare un occidentale che non sogni, un giorno, di visitare il Giappone. Io, non ve lo nascondo, ho scelto il Giappone per questo motivo. Per il fascino che una cultura così lontana e diversa, seppur così presente nelle nostre vite, ha influito su ognuno di noi.

Questa motivazione ha anche influito, insieme ai “pochi” giorni a disposizione, sulla scelta dell’itinerario; sembrava, infatti, quasi automatico, mentre leggevo e studiavo i vari luoghi da visitare, scegliere l’itinerario “classico”: Tokyo, Kyoto e Hiroshima. Vi porterò a scoprire questi posti, questo itinerario, che chissà potrà aiutarvi nel progettare il vostro viaggio, e che fantastico viaggio, in uno dei Paesi più belli, interessanti e veri del mondo.

Iniziamo con qualche informazione generica. Quando siamo andati? Il periodo più classico possibile! Sì, non abbiamo scelto la bassa stagione, non abbiamo scelto la fioritura dei ciliegi (anche se ci siamo andati vicini, in quanto, con le dovute precauzioni e variazioni stagionali e geografiche, vada da metà marzo a metà aprile) e non abbiamo scelto la stagione del foliage (ottobre-novembre). Dettato dalla possibilità di prendere ferie e dallo sfruttare più festività possibili, siamo andati nel cosiddetto periodo della Golden Week (corrispondeva al nostro 25 aprile e primo maggio 2025), una settimana in cui ricadono importanti festività nazionali giapponesi. Quindi, un periodo abbastanza affollato, anche se l’overtourism, purtroppo, negli ultimi anni è diventato una costante in Giappone, soprattutto seguendo i classici itinerari.

Siamo partiti il 24 aprile da Milano, con breve scalo a Monaco di Baviera, per poi arrivare a Tokyo la mattina del 25 aprile. Siamo ripartiti, sempre da Tokyo, la mattina del 5 maggio.

Ecco le tappe principali del nostro itinerario:

  • I – IV GIORNO: TOKYO
  • V- VII GIORNO: KYOTO
  • VII – X GIORNO: HIROSHIMA
  • X – XI GIORNO: TOKYO

I-IV GIORNO: TOKYO

PRIMO GIORNO

Tokyo. Tokyo… La parola che più trovo adatta a descrivere una città come Tokyo è: allucinante. Agli occhi di un occidentale, di un europeo soprattutto, questa infinita metropoli sembra ricordare un trip, un viaggio sensoriale nella propria mente, un continuo no-sense di immagini, colori, suoni e odori. Tokyo è un’allucinazione collettiva. È la metropoli più bella che abbia mai visto.

Siamo arrivati la mattina, stanchi dal lungo viaggio, ma carichi. Quando arrivi in Giappone, già appena sceso dall’aereo ed entrato in aeroporto, lo shock è scontato. Una metropoli di milioni di persone, uno degli aeroporti più trafficati al mondo, e cosa trovi? Calma, organizzazione, ordine, silenzio.

Preleviamo qualche Yen e facciamo i biglietti del treno. In genere, in base a dove si alloggia, sono diverse le linee su rotaia che collegano l’aeroporto (Narita) alle varie zone di Tokyo (per spendere meno si può optare anche per i bus; altra opzione sono i taxi, ma i costi saranno maggiori). Noi, per questi primi quattro giorni, scegliamo di alloggiare nel quartiere Asakusa, zona che si è rivelata ottima, ben collegata e con molte attrazioni vicine, quindi mi sento di consigliarla vivamente. Alloggiavamo all’APA Hotel Asakusa Shin-Okachimachi Ekimae (https://www.booking.com/hotel/jp/apa-asakusa-shin-okachimachi).

Nella strada verso l’hotel, una volta scesi dal treno ed usciti dalla metro (vi parlerò della metro… anche questa allucinante), mi imbatto in una delle esperienze che forse ricorderò maggiormente del mio primo viaggio in Giappone, i combini. Difficile spiegare i combini ad un europeo. Sono dei piccoli supermercati, dove puoi trovare dolci tipici, onigiri (sì, quelli famosi che vedi in ogni video su Instagram), prenderti il caffè, comprare altri prodotti essenziali e prelevare agli ATM. Insomma, trovi tutto e sempre, in quanto sono aperti 24/7. Se non sai cosa mangiare, non trovi un posto dove fare colazione, ti va un dolce prima di andare a dormire, i combini sono lì, con la loro musichetta in sottofondo ti aspettano in qualsiasi posto tu ti trovi. Questo, in particolare, lo tengo stampato in mente, faceva parte della catena Lawson, con il tetto bianco e blu, sotto un ponte, appena esci dalla metro. Era stupendo.

Arrivati in Hotel, non potendo ancora fare il check-in, lasciamo i bagagli e ci dirigiamo verso il Santuario di Nezu. È un tempio shintoista, uno dei più antichi di Tokyo, caratterizzato da un bellissimo giardino di azalee (entrata a pagamento) e un viale tappezzato di torii (i portali di accesso ad un santuario shintoista, li troverete sempre). In un vicolo dietro al tempio c’erano mercatini e street food, lì siamo entrati in contatto, per la prima volta, con la fantastica cucina giapponese.

Successivamente, siamo andati in direzione Yanaka Ginza, una caratteristica via arricchita di negozi e ristoranti, dove abbiamo pranzato. Di queste strade, che possiamo chiamare tematiche, come anche di interi quartieri a tema, Tokyo e il Giappone ne sono pieni, come vedremo. Il ristorante dove abbiamo pranzato era molto intimo, una classica izakaya (le taverne giapponesi); si prenota da una macchinetta elettrica posta all’ingresso, dove scegli e componi il tuo pasto (abbiamo preso del ramen), poi consegni delle linguette, una sorta di scontrino, al bancone, ti siedi e dopo un 15-20 minuti ti portano il tuo caldo, cremoso e gustoso ramen. Il tutto, senza uno scambio di parole, nessun vociare, nulla. Queste situazioni le abbiamo vissute spesso in Giappone, soprattutto durante il pranzo. I giapponesi arrivavano, prenotavano, si sedevano, spesso soli, e mangiavano. Il tutto senza una parola, senza interazioni verbali. Una volta finito, si alzavano e proferivano le loro uniche due parole: Arigatou gozaimasu!

Dopo il pranzo, complice la stanchezza che si faceva sentire, ci siamo diretti verso l’hotel per riposarci e sistemarci un po’. Il pomeriggio ci siamo diretti verso il Tokyo Skytree, una torre di telecomunicazioni alta circa 600 metri. Avevamo prenotato l’ingresso alla piattaforma panoramica in anticipo. Quel giorno piovigginava, ma una volta saliti abbiamo avuto il primo assaggio di quella allucinazione: Tokyo in tutta la sua maestosità, un tappeto di luci che lambivano l’orizzonte, colorate, sempre più intense man mano che il buio diventava padrone del cielo. Avevamo scoperto Tokyo di notte e difficilmente ce ne saremmo dimenticati.

La torre è carina, anche vederla dall’esterno la notte è molto scenico. La piattaforma dà una bella vista su Tokyo, c’è un bar e ci sono vari riferimenti alla cultura manga, anche questi onnipresenti in Giappone. Alla base della torre c’è un immenso centro commerciale (Tokyo Solamachi), dove si trova uno dei Pokemon Center di Tokyo, tanti altri negozi e molti ristoranti. Giunta ora di cena troviamo un’izakaya (Gonpachi Asakusa Azumabashi) vicino al nostro quartiere. Atmosfera bellissima, piatti ottimi, veramente consigliato.

Prima di andare a dormire, per finire questa lunga giornata in bellezza e ammaliati dal fascino notturno di Tokyo, ci dirigiamo verso il tempio Senso-ji percorrendo Nakamise shopping street. Ovviamente, essendo circa le undici di sera, i negozi erano tutti chiusi, ma arrivati davanti al tempio, con la pagoda alla sinistra, l’atmosfera era veramente magica ed intima. Pochissime persone, una rarità per quel luogo, la luce rossa emessa dal tempio e dalla pagoda a conferire maggiore spiritualità di quanta già quel luogo ne possedesse; era qualcosa di eccezionale, di mistico, di stupendo. C’eravamo solo noi e una coppia di giapponesi, che eseguiva un rituale di preghiera buddista davanti all’altare del tempio; intorno c’era un silenzio surreale. Pensare che ci trovavamo in una metropoli di circa 20 milioni di persone mi fece accapponare la pelle. Un momento che ci colpì profondamente. Era solo il primo giorno, ma era già abbastanza da fartelo ricordare per sempre.

SECONDO GIORNO

La sveglia suona presto, si fa fatica ad alzarsi dal letto, complice sicuramente il fuso orario. Questa mattina ci dirigiamo verso il Meiji-jingu, uno dei più importanti santuari shintoisti di Tokyo, nonché il più grande. Consiglio di passare dalla parte posteriore: si entra in un enorme parco, più che un parco direi una foresta, poi si prosegue, immersi nella natura, fino ad uno dei grandi torii che segnano l’ingresso al santuario. Anche in questo caso, l’atmosfera è bellissima. La sensazione che trasmettono questi santuari, immersi nel verde, è quella di un collegamento talmente forte alla natura, che in una metropoli come Tokyo fai fatica a pensare, a idealizzare; sembra di stare in una foresta, lontano dalla civiltà, ti dimentichi di stare nel centro di una delle più grandi ed affollate metropoli del mondo. È una caratteristica che in Giappone troveremo costantemente: l’unione tra uomo e natura. Nessun contrasto, nessuno dei due aspetti sembra essere fuori luogo, sono equilibrati, sono in comunione, sono bellissimi.

Il santuario è un complesso veramente gigantesco, con la classica struttura in legno che caratterizza molte di queste strutture. Nel cortile interno abbiamo avuto la fortuna di assistere allo svolgimento di un matrimonio secondo il rito shintoista, una bella esperienza. Proseguendo verso est dal viale principale, abbiamo deciso di visitare i giardini collegati al complesso (ingresso a pagamento). I giardini giapponesi, a mio modesto parere, sono uno dei frutti più eloquenti dell’unione tra uomo e natura di cui abbiamo parlato prima. Sono un equilibrio fantastico, ordinato, senza eccessi, dove la mente trova una pace dei sensi che pochi posti al mondo possono offrirti. Vale la pena visitarli.

Uscendo dal complesso del santuario, proseguiamo la nostra mattinata verso Takeshita Street. È un’altra delle vie a tema giapponesi, molto famosa e pullulante di turisti. È la via della moda giovanile e della cultura pop. Puoi trovare negozi di abbigliamento per tutti i generi, souvenir, bar tematici come ad esempio i Maid Cafe oppure Animal Cafe. Inoltre, intorno ci sono molti ristoranti. Dopo un giro lungo la via, fatta ora di pranzo, avevamo voglia di una scorpacciata di gyoza. Abbiamo trovato questo ristorante (Ore-ryu Gyoza Rou Meiji Jingumae) specializzato in vari tipi di gyoza e, dopo una breve fila, abbiamo soddisfatto la nostra voglia di ravioli.

Dopo pranzo, sazi e contenti, ci siamo diretti verso lo Shinjuku Gyoen National Garden. Un bellissimo parco, situato ai confini meridionali del famoso quartiere di Shinjuku. L’atmosfera anche qui è pazzesca. I grattacieli tutto intorno racchiudono questa immensa distesa verde, con laghetti, alberi di tutti i tipi e piccoli giardini, che evidenziano ancora una volta questa fantastica connessione con la natura dei giapponesi.

Fatta quasi ora del tramonto, leggendo su varie guide e blog, uno dei posti più consigliati è il Palazzo del Governo Metropolitano di Tokyo. È un grattacielo, in zona Shinjuku, dove si può salire gratuitamente in una delle sue terrazze panoramiche e godere della vista sulla città. È un po’ nascosto l’ingresso: in pratica si deve scendere alla base del grattacielo, sotto il marciapiede pedonale, in prossimità della seconda torre. Poi, una volta scesi, notate subito di essere nel posto giusto in quanto vi troverete di fronte una discreta fila. Non abbiate paura, scorre abbastanza velocemente. Arrivati alla terrazza panoramica la vista è spettacolare. A perdita d’occhio vedrete solo edifici, grattacieli e in lontananza, soprattutto se la giornata lo permette, vedrete il Monte Fuji. Piccolo, lontano, maestoso. L’orizzonte si perde nel grigio degli edifici, i colori del tramonto pian piano iniziano a tramutare il cielo, le luci si accendono, l’allucinazione si fa vivida. Ci risiamo, una nuova notte, nuovamente Tokyo in tutta la sua maestosità.

Uscendo dal grattacielo, nello spiazzale di fronte, vedrete tantissime persone che si dispongono a cerchio con il naso all’insù. Aspettano che qualcosa si palesi. Curiosi, facciamo altrettanto. D’un tratto, l’allucinazione si fa più vivida. Uno spettacolo di luci si presenta sulla facciata dell’edificio: sono delle immagini che riguardano l’anime Gundam. Fantastico. Stiamo lì imbambolati per minuti, forse passano 30-40 minuti, non ne ho idea. Non ha senso, nulla trova un senso apparentemente logico. Proiettare delle immagini di un anime sulla facciata di un enorme grattacielo, con suoni e luci di vari colori che si alternano, non ha nessuna logica. Eppure, è bellissimo. Poi ci ripenso, è un’allucinazione, non ha senso, non è reale, non devo trovare una spiegazione, devo solo ammirare. Questi spettacoli di luci avvengono quotidianamente dalle 19:00 alle 22:00, non c’è un orario prestabilito. I temi variano spesso. Lo consiglio vivamente: andate prima del tramonto, godetevi la vista e poi lo spettacolo.

Arrivata sera ci spostiamo verso il cuore di Shinjuku. È uno dei quartieri più rappresentativi di Tokyo, soprattutto al calare delle luci. Troverete quella amalgamazione tra vecchio e nuovo, tra sacro e profano, che caratterizza Tokyo. Uscendo dalla metro, ti trovi sommerso da grattacieli, con insegne pubblicitarie colorate e luminosissime. Modernissimo, futuristico. Eppure, in mezzo a questa serie di moderne strutture si trovano i resti dell’antica Tokyo. Appena fuori l’uscita della metro, ci siamo diretti verso Omoide Yokocho. Questa è una via strapiena di street food; l’atmosfera che regala è surreale, una stretta via con delle luci arancioni fioche, che provengono da queste lanterne appese ai lati della strada, gli odori dei ristorantini intorno, il vociare delle persone. Due minuti prima sembrava di stare nel 3000, adesso sembra di essere tornati nel 1800. Ditemi voi se questo non è fantastico.

Uscendo da questo stretto vicoletto, storditi, ci dirigiamo verso un’altra famosa attrazione, il gatto gigante in 3D. Sì, un enorme gatto che tra un annuncio pubblicitario e un altro compare sullo schermo posto sul fianco di un edificio, in un incrocio di Shinjuku. Anche qui, non cercate una spiegazione, ammirate e basta. Successivamente, ci siamo diretti verso la zona di Shinjuku piena di locali, night e bar dove i giovani giapponesi e non si radunano. Vi consiglio Kabukicho e Golden Gai. Diciamo che erano i vecchi quartieri a luci rosse di Tokyo; attualmente, soprattutto il primo, sono luoghi strapieni di locali dove puoi passare una piacevole e divertente serata. Qui vicino troverete un’altra insensata, ma fantastica, allucinazione di Tokyo: la testa di Godzilla che fuoriesce da dietro un grattacielo.

Abbiamo terminato la giornata con una cena in un tradizionale Sushi Bar. Siamo andati da Sushi Band. Questi locali sono molto intimi, non presentano insegne all’ingresso, solo una scritta in giapponese ed una tenda, attraversata la quale e una volta accolti dal personale, si entra e ci si accomoda direttamente al bancone. I posti sono pochi, questo dove siamo andati noi ne aveva appena 8. Ti siedi e il sushiman di fronte a te inizia lo spettacolo. Sì, è un vero spettacolo. Si sceglie un menu che può prevedere diverse portate, tutte preparate al momento dal maestro del sushi che ti trovi di fronte. È un’esperienza fantastica che vi consiglio vivamente, anche se un po’ costosa. Noi abbiamo speso circa 150 a testa, compresa la bevanda. Assaggerete il tonno forse più buono della vostra vita, i nigiri sono un’opera d’arte, la maestria con cui prepara il sushi è già di per sé uno spettacolo. L’atmosfera è fantastica. È da fare.

TERZO GIORNO

Oggi ci siamo affidati ad un’agenzia di viaggi. Amo organizzare i viaggi da solo, studiare e scoprire prima ancora di partire i posti che andremo a visitare. Mi piace anche stare con altre persone, conoscere gente durante il viaggio. È un modo diverso di conoscere le persone; il viaggio ti permette di rapportarti con gli altri in maniera molto più leggera, senza troppe pressioni e convenevoli presenti nella normale quotidianità. Per questo giorno ci siamo affidati a GiappoDay, una versione ridotta dei forse più rinomati e conosciuti GiappoTour. Iniziamo la giornata nel quartiere dove soggiorniamo, Asakusa. Accompagnati dalla guida, ed insieme ad una famiglia e un’altra coppia, ci dirigiamo verso il Senso-ji (il tempio che ci aveva rapito la nostra prima sera a Tokyo).

Affidarsi a delle guide che conoscono il luogo come fosse la propria casa non ha eguali. Al lato del tempio principale si trova un santuario shintoista; spesso questo binomio, queste due religioni, passeggiano una accanto all’altra in Giappone. Il santuario è piccolo, intimo, molto nascosto, praticamente non trovi nessun turista. Nel giardino annesso al santuario si trovano due piccole statue, sembrano due piccoli cani legati tra di loro da una corda e sovrastati da un ombrello rosso. Shimenawa, delle corde che delimitano oggetti sacri allo shintoismo. Ecco, la natura e l’uomo. La cultura, la religione giapponese è permeata da questo senso di unione dell’uomo alla natura, anche a delle semplici rocce. Ogni elemento naturale presenta un’essenza divina. La spiritualità, in Giappone, è travolgente.

Proseguiamo la giornata andando verso il Parco di Ueno. Per la strada, ci fermiamo a gustare uno dei più buoni melonpan che abbia mai assaggiato (Asakusa Kagetsudō Melon Bread). Sono dei panini dolci, soffici e gustosi. Li trovi ovunque, anche nei famosi combini. Ma questo era tutt’altra cosa, caldo e soffice, era buonissimo. Il Parco di Ueno raggiunge il suo massimo splendore in due particolari periodi dell’anno: durante la fioritura dei ciliegi primaverile e nella stagione del foliage autunnale. È comunque una tappa imperdibile di un viaggio a Tokyo. Ospita diverse strutture e templi storici del Giappone. Dirigetevi verso il Santuario Toshogu di Ueno, proseguite passando per Gojo Ten-jinja, fino ad arrivare al tempio di Bentendo. Il parco è vivo, rigoglioso, animato. I santuari e i templi sono bellissimi, dal legno intagliato e laminato d’oro del Toshogu al rosso vivo del Bentendo.

Per pranzo avevamo voglia di ramen. Vi stupirete quando sentirete che uno dei migliori ramen in Giappone l’ho mangiato in una catena, simile ad un McDonald per darvi un’idea (è tutt’altro, ma il concetto è quello). Ichiran, ne troverete a non finire in Giappone, ne farete un’istituzione. Fai una breve fila, solita macchinetta automatica all’ingresso dove componi il tuo Ramen e ti siedi. Ti siedi da solo, davanti ad una finestrella di legno con una porticina che va giù e su. Posi le tue linguette, con la porticina aperta, qualcuno che neanche vedi in faccia le prende e poco dopo ti arriva il tuo caldo e cremoso ramen. È l’essenza del Giappone.

Il pomeriggio ci spostiamo verso Akihabara. Rientriamo nuovamente all’interno del sogno, siamo nuovamente in un’allucinazione. Il Giappone è il paese che ha segnato la nostra infanzia, con i videogiochi e i cartoni animati; ha segnato il mondo dell’elettronica, quasi tutti possediamo oggetti elettronici che provengono dal paese del Sol Levante. Ad Akihabara troverai tutto questo condensato in immensi palazzi; puoi trovare un unico palazzo dedicato ai manga e anime, ai videogiochi; piani interi dedicati a macchine fotografiche, computer. Se siete degli amanti dell’elettronica, dei videogiochi, di anime e manga, siete nel paese dei balocchi. Potreste passare giorni in questo quartiere senza riuscire a visitare tutti i negozi che si trovano. L’unico consiglio che vi posso dare: occhio a non fare troppi danni 😊.

Purtroppo, questa bellissima giornata, dove abbiamo conosciuto fantastiche persone e visitato luoghi altrettanto fantastici, stava volgendo al termine. Ultima tappa: Shibuya. Penso tutti abbiamo sentito parlare di questo quartiere e, sicuramente, del suo famosissimo incrocio. Usciti dalla metro, tra la folla, proviamo a farci strada per andare a vedere la statua di Hachiko, il cane di razza Akita reso celebre dal film. Purtroppo, c’è veramente tanta gente, quasi da non riuscire a vedere la strada. L’altra attrazione must è la vista sull’incrocio più trafficato al mondo. Ci siamo diretti verso un edificio che si trova alla destra dell’incrocio, è pieno di negozi, e salendo al secondo-terzo piano puoi riuscire ad avere una vista sull’incrocio senza dover sbracciare tra la folla di persone. Che dire, è veramente uno degli incroci più trafficati al mondo. Una marea di persone che attraversa velocemente i 10 metri che separano un marciapiede dall’altro. Fantastico. Infine, girando per Shibuya troverai tantissimi negozi, ristoranti e tanto altro, sempre immerso tra le luci dei grattacieli e delle insegne pubblicitarie.

Ci fermammo a mangiare e poi tornammo in Hotel; anche questa giornata volse al termine.

QUARTO GIORNO

Gli imprevisti accadono sempre. Oggi la sveglia suona presto, ci aspetta uno dei luoghi più magici e spirituali di tutto il Giappone, Nikko. È una cittadina a circa 140 chilometri a nord di Tokyo, immersa nella natura. È il centro spirituale e storico del Paese, sede di alcuni dei principali templi e santuari. Per raggiungere Nikko in giornata potete anche pensare di stare lì due giorni, dormendo a Nikko, anche se la sera non troverete nulla e tutto chiude molto presto. Noi avevamo deciso di farla in giornata, partenza presto da Tokyo in treno e rientro nel tardo pomeriggio. Arrivati in stazione, mi dirigo verso la biglietteria, chiedo i primi due biglietti disponibili per Nikko e nulla, non ci sono biglietti disponibili per i treni rapidi, tutto pieno; l’unica soluzione è prendere un treno della compagnia Tobu Railway, che impiegherà più di due ore. Nulla di grave.

Da precisare: Nikko può essere raggiunta in treno principalmente in due modi. Tramite i treni compresi nel JR Pass (se lo avete ed è già attivato potete prendere i treni che partono dalla stazione di Ueno e Tokyo); se non avete il JR Pass o non lo avete ancora attivato (come nel nostro caso) allora potete prendere i treni della compagnia Tobu Railway, che partono da Tobu Asakusa Station. Attenzione però! Il treno “rapido” detto Limited Express e chiamato “Kegon” parte solo mattina e pomeriggio e, qui sta l’inghippo, i posti sono riservati! Questo ci ha fregato, non c’erano più posti e siam dovuti andare con i treni Rapid, che sono presenti circa ogni ora e impiegano più di due ore per arrivare a Nikko.

Aspettiamo circa un’oretta in stazione, facciamo colazione e ci prendiamo un bell’americano. Intorno alle 10 del mattino saliamo sul treno e iniziamo il nostro viaggio verso Nikko. A volte l’imprevisto si trasforma, diventa un’occasione. Il paesaggio che fluisce attraverso il finestrino è affascinante, ci lasciamo alle spalle una delle più grandi metropoli al mondo addentrandoci nella campagna, poi nelle colline e nei monti tutti intorno. Foreste, case, prati, fiumi e nuovamente foreste. Poi, qualche ciliegio ancora in fiore, di un rosa acceso, abbagliante. È bellissimo. Siamo più in alto rispetto a Tokyo, più lontani dal mare, il clima è più freddo. Fioriscono più tardi, ci aspettano.

Arrivati a Nikko, decidiamo di prendere già i biglietti del Limited Express così da stare tranquilli per il ritorno. Una volta usciti dalla stazione, troverete la fermata degli autobus proprio di fronte; potete prendere uno di questi mezzi per raggiungere facilmente la zona storica. Noi decidiamo di andare a piedi, facciamo tutta la stradina in salita, arriviamo al fiume. Salendo, alla sinistra, c’è qualcosa di stupendo. È un ponte, ma è bellissimo: Shinkyo, un ponte rosso vermiglio che segna l’ingresso all’area sacra di Nikko. Volendo, pagando un piccolo pedaggio, potete passarci sopra. Noi lo abbiamo ammirato dall’altro ponte che si trova di fronte.

Proseguendo, ci imbattiamo nel primo complesso di templi buddisti, Rin’noji. Di fronte a questo tempio svetta un enorme ciliegio, ancora in fiore, talmente grande che i suoi rami vengono sorretti da delle travi in legno. Pensavo che questo fosse già abbastanza, mi sbagliavo. Nikko raccoglie e trasmette molto della spiritualità giapponese. Edifici centenari immersi in un verde millenario, dove le tradizioni del Sol Levante si mescolano per regalare a noi visitatori uno spettacolo unico. Tutto questo si condensa nell’immenso santuario Tōshōgū. Salendo le scale, si arriva a questo spiazzo dove alla tua sinistra si erge una fantastica pagoda a cinque piani. Ci si mette in fila per i biglietti. Già l’ingresso del santuario è fantastico. Si passa al di sotto di una porta in legno massiccio ma finemente intagliata e colorata, con finiture bianco e oro e con sculture rappresentanti varie figure della spiritualità e del mito giapponese; fantastici i dragoni rappresentati sul soffitto. Il complesso è un maestoso edificio in legno, con decorazioni rosse e oro. Uno dei siti più conosciuti, che vedrete per le persone che si fermano a fotografare, è quello dell’edificio con intagliate le tre scimmie sacre. Non vedo, non sento, non parlo. Proseguite, esplorate il santuario. Salite fino in cima ad una montagnola seguendo il percorso, non ve ne pentirete. Si gode di una fantastica vista sul complesso.

Nikko è bellissima. Non so se ci dedicherei due giorni. Sicuramente, se avete intenzione di passare una notte immersi nella tranquillità e nella natura, magari in un bellissimo ryokan, può valerne la pena. Preso il treno per il ritorno, siamo rientrati a Tokyo. Ci siamo goduti un bel pasto e poi siamo andati dritti a letto. L’indomani mattina la sveglia sarebbe suonata presto! Direzione Kyoto

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